Aderisci al Gruppo Facebook "Una copia della Costituzione Italiana al muro di ogni aula scolastica"

Un punto d'incontro per contribuire a favorire la comunicazione, l'informazione e la diffusione della Cultura in tutti i suoi aspetti, semplicemente proponendo degli argomenti anche attraverso l'espressione di idee ed opinioni.

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L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: se ce n'è uno è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio".
Italo Calvino da: Le città invisibili (1972)

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"Animale politico" e "Uomo politico" ...

"Animale politico" e "Uomo politico" ...
Nelle società cosiddette civili l' Uomo è un "Animale Politico", anche colui che si astiene poichè, suo malgrado, contribuisce comunque, non partecipando, alla qualità della Politica.
Egli, l'Uomo, è, francamente detto, un'essere imperfetto quindi indotto a sbagliare, quando non lo fa volutamente può, prima o poi, comunque stancarsi e cedere, per i suoi umani limiti, alle occasioni che la vita gli offre.
Ciò vuol dire che l' Uomo spesso fallisce, ma questo non esclude sia suo Diritto e Dovere battersi, fino ad allora, per le idee progressiste che possono apportare piccoli o grandi miglioramenti alla Società.
Quando questo avviene egli è diventato un vero "Uomo Politico".

Giovanni Intagliata

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La libertà và sempre conquistata

AugustaVìvã lancia una proposta d'opinione sulla gestione dei Registri Tumori delle zone industriali

La gestione dei Registri Tumori è giusto che sia a carico del Ministero o di una semplice associazione culturale?
Esprimi la Tua opinione utilizzando la "proposta d'opinione" pubblicata qui a lato
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AugustaVìvã lancia una proposta d'opinione sull' "Accorpamento" del Ministero della Salute

Il Ministero della Salute viene accorpato al Ministero del Welfare. Cosa ne pensi? Esprimi la Tua opinione nella "Proposta d'opinione" qui a lato.
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Sconcertante denuncia del Prof. Giordano: "i fondi per la Ricerca sul Cancro vanno solo al Nord"

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martedì 27 gennaio 2009

Incostituzionale limitare l´entrata e lo smaltimento dei rifiuti speciali extraregionali


di Eleonora Santucci
26/01/2009
(fonte: greenreport.it)
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LIVORNO. Dopo la legge regionale sarda anche la disposizione della legge regionale della Puglia che limita lo smaltimento dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi provenienti dal territorio extraregionale viene cassata. La Corte Costituzionale – con sentenza numero 10/2009 depositata in cancelleria il 23 gennaio 2009 – dichiara incostituzionale la legge regionale pugliese – legge regionale 29/2007 - nella parte in cui limita il trasporto e lo smaltimento alle sole ipotesi in cui gli impianti di smaltimento siti nella regione Puglia siano gli impianti di smaltimento appropriati più vicini al luogo di produzione dei rifiuti speciali (articolo 3 primo comma l.r. 29/2007). Perché non rispetta i principi fondamentali fissati dal legislatore nazionale e perché inciderebbe ingiustificatamente sulle posizioni dei gestori dei rifiuti.
In base alle disposizioni regionali i produttori e i trasportatori di rifiuti speciali provenienti da altre regioni dovevano dimostrare, sulla base di una precisa procedura, di non avere nessun’altra possibilità di smaltire i rifiuti presso impianti più vicini al luogo di produzione. Dunque chi produceva e trasportava non aveva il divieto di entrare ma doveva provare che non c’era altro luogo prossimo e idoneo per smaltirli. Una legge varata con l’intento di una maggior tutela per il suo territorio perché inseriva un divieto “relativo” e non assoluto (come invece quella Sarda) ossia la prova concreta dell’assenza di un impianto prossimo al luogo di produzione del rifiuto speciale dove poterlo smaltire. Un modo inoltre, per cercare di arginare (se pur in parte) l’ingente questione dei traffici illegali dei rifiuti.
Ma secondo il legislatore nazionale e nello specifico quello del 2006 (testo unico ambientale) e quello del 2008 (Dlgs 04/08 che ha apportato modifiche allo stesso testo unico) l’obbligo del rispetto del principio di autosufficienza, ossia di smaltire i rifiuti urbani nella stessa regione in cui sono stati prodotti, non vale per i rifiuti speciali pericolosi e non. Fatti salvi accordi tra Ambiti territoriali ottimali, i rifiuti urbani infatti devono essere trattati nell’Ambito territoriale ottimale (Ato) dove sono prodotti garantendo comunque il rispetto degli obiettivi gerarchici di prevenzione e riduzione della produzione dei rifiuti, riciclo, recupero di materia ed energia, smaltimento.
Quindi i rifiuti speciali possono essere trasportati e smaltiti in regioni diverse rispetto al luogo di produzione in impianti appropriati. Per i rifiuti pericolosi e speciali non è possibile infatti preventivare in modo attendibile la dimensione quantitativa e qualitativa del materiale da smaltire, cosa che, conseguentemente, rende impossibile individuare un ambito territoriale ottimale che valga a garantire l’obiettivo della autosufficienza nello smaltimento.
Peraltro, in vista della necessità che lo smaltimento dei rifiuti speciali sia effettuato nella maniera più appropriata in strutture specializzate - non presenti in maniera omogenea sul territorio nazionale – secondo la giurisprudenza in ordine logico va data priorità al requisito della specializzazione rispetto a quello della prossimità.

giovedì 22 gennaio 2009

Mercato fuori norma e fondi "rimodulati" ...(così si dice).

(clicca per leggere)
mercato rionale di Augusta



sabato 17 gennaio 2009

PROGRAMMAZIONE ...EVANESCENTE?


PROGRAMMAZIONE ...EVANESCENTE?

A proposito del mercato rionale di Via X Ottobre Augusta

In via generale non si può non condividere la teoria che vede lo spostamento di un mercato giornaliero da una strada urbana che, proprio in quanto strada, non possiede i requisiti tecnici e sanitari tipici di un area adibita al commercio alimentare, tessile, oggettistico.
Nell'attuale caso di Augusta, ovvero per la dislocazione del mercato di via X ottobre, la cosa non cambia (e la fogna cittadina che scarica ancora in mare!?) salvo obiettivamente riconoscere se la scelta sul parcheggio (tipologia di struttura di cui Augusta ha tanto bisogno) di Via Marina Ponente per la sua allocazione sia stata la scelta appositamente più logica per ospitare una fiera giornaliera molto utilizzata e più conveniente, come tutti i mercati rionali, rispetto ai supermercati soprattutto dopo l “Euro-delusione”.
Non ci si può esimere dal ricordare, salvo rischio seppur basso d'errori di memoria, che l'area destinata prevedeva il progetto di un parcheggio multipiano che dopo essere stato redatto, non certo gratis, fu "bocciato" dalla prima amministrazione Carrubba perchè "ritenuto troppo dispendioso" e i fondi relativi alla sua costruzione "rimodulati" per essere utilizzati diversamente in altri capitoli di spesa.
Per escludere che si possa pensare che parte di quei fondi potessero essere più opportunamente utilizzati per l'allestimento di un area, magari con “tettoia anti-pioggia e anti-sole”, per un mercato più accessibile dal centro-storico e quindi più facilmente praticabile dai clienti di cui moltissimi anziani e più tecnicamente adeguata per i commercianti, sarebbe il caso che l'amministrazione ricordasse all'opinione pubblica, magari con un comunicato stampa, come, dettagliatamente, quei fondi siano stati destinati o già utilizzati, e nel caso in cui ve ne sia ancora una sufficiente disponibilità valutare la possibile destinazione delle risorse residue appunto per la risoluzione di questa attuale controversia tra l'esigenza di una struttura mercatale “come si deve”, dal punto di vista sanitario e tecnico a commercianti e acquirenti, e il lecito diritto di placida vivibilità che i residenti della zona interessata richiedono ovviamente di fruire.
Un idea potrebbe essere, per esempio, un progetto, magari di sollecita attuazione, che preveda d'ingrandire P.za Pertini allungandola quanto necessario-possibile verso Sud, certo, un ostacolo (quanto difficile da superare?) sarebbero quelle abitazioni GRAVEMENTE PERICOLANTI la cui area si potrebbe, dopo bonificata, utilizzare proprio a tale scopo.
Tutti sarebbero soddisfatti:
cittadini e commercianti con il mercato sempre nella stessa Via,
residenti della Via X Ottobre con strada e marciapiedi puliti e sgombri,
centro-storico rivalutato da un nuovo mercato rionale che rispetti i parametri europei.
Troppo facile a dirsi e difficile a farsi direte voi?
E allora come spesso accade salta tristemente agli occhi e alla mente che tutto possa essere ancora causa della rapida “evanescenza” della “favolosa” programmazione politica tanto decantata e cavalcata in certe campagne elettorali.

Giovanni Intagliata
(iscritto, dal 2003, ai Democratici di Sinistra)

venerdì 16 gennaio 2009

Una lettera aperta di cittadine sul trasferimento del mercato

All'Illustrissimo signor Sindaco del comune di Augusta.

Illustrissimo Signor Sindaco,
noi cittadine di Augusta, rappresentanti di tante altre donne del centro storico, facciamo presente quanto segue:
tra i numerosi problemi privati che non possiamo di certo citare all’egregia Sua persona, ma che esistono numerosi in ciascuna famiglia, se ne è aggiunto in questi giorni un altro: lo spostamento del mercato da via x Ottobre al parcheggio di via Marina Ponente.
Le autorità preposte non hanno tenuto in considerazione che la maggior parte dell’utenza del mercato rionale è costituita da donne anziane, non patentate molte delle quali munite di carrello porta-spesa, per le quali è già un’impresa raggiungere Via x ottobre, figurarsi dover anche aspettare la navetta, non certo adatta a contenere le numerose anziane e i loro rispettivi carrelli,e cosi affrontare magari in piedi, sia il traffico cittadino, che è spesso intralciato da camion o macchine mal parcheggiate, sia gli inevitabili sballottamenti dovuti alle nostre strade dissestate.
Quello che ci manca, non è certo la possibilità di quell’incontro tra “comari”, per la maggior parte di noi il mercato costituisce possibilità di vita dignitosa nonostante i salari insufficienti, la cassa integrazione,la disoccupazione le pensioni sempre piu' basse. Il mercato rionale è un servizio sociale, renderlo inaccessibile agli anziani è una forma di discriminazione che danneggia in modo particolare una fascia di popolazione, che in ogni caso non potrà ripiegare sistematicamente su acquisti fatti al supermercato.
Ora non è accettabile che a piangerne le conseguenze siano le persone piu deboli, verso le quali invece si dovrebbe avere maggior considerazione e rispetto. Egregio Signor Sindaco La preghiamo di tenere in considerazione il nostro rammarico e le nostre preoccupazione e di assumersi, come primo cittadino le sue responsabilità in ordine A una soluzione alternativa che vada incontro non solo alle esigenze della minoranza dei domiciliati in via X Ottobre.
Con osservanza, le cittadine di Augusta

giovedì 8 gennaio 2009

Il blocco del gas russo e le fonti rinnovabili italiane



07/01/2009
di Massimo Serafini
(fonte: greenreport.it)


ROMA. «Dalle ore 01.00 di questa mattina stiamo registrando una sostanziale interruzione del gas proveniente dal gasdotto TAG». E´ quanto rende noto l´Eni in un comunicato, relativamente al taglio delle forniture dalla Russia.

La Russia ha infatti interrotto oggi tutti i rifornimenti di gas destinato all´Europa attraverso il territorio ucraino. Lo ha annunciato all´Afp il portavoce della società ucraina degli idrocarburi Naftogaz.

C´è qualche possibilità che anche l’Italia rischi di rimanere al freddo per la nuova crisi del gas, che “l’amico” Putin non fa più arrivare, per evitare che venga rubato dagli ucraini. «Riserve per alcune settimane» annuncia il ministro dell’industria Scajola, sperando così di tranquillizzare il popolo dei saldi e delle lotterie. In poche parole non si sa che fare e si spera solo che il bel tempo torni e magari, come si fece nel 2006, chiedere nuovamente agli italiani di risparmiare gas, abbassando di un grado il riscaldamento di casa (che dal punto di vista della sostenibilità ambientale non sarebbe affatto male!).

Farlo non rappresentò un grande sacrificio, ma se i nostri ...( )... manager energetici pensano di poter ripetere ...( )... si sbagliano perché tutti sanno che il gas che fu risparmiato, abbassando il riscaldamento delle case, non servì né per conservare le scorte, né per abbassare le bollette, ma fu usato dalle compagnie elettriche per produrre elettricità da vendere all’estero, lucrando così grandi profitti.

Il copione non muterà ed è quindi prevedibile che nei prossimi giorni se dovessero precipitare gli eventi, sui giornali ripartirà il ritornello sulle colpe degli “ambientalisti del no”, che impedendo la costruzione dei rigassificatori, hanno lasciato senza gas gli italiani. Chi lo afferma è solo un bugiardo di professione. Come allora, anche oggi, se le italiane e gli italiani rimarranno al freddo la responsabilità è solo di una classe dirigente che non ha voluto compiere le uniche scelte politiche che, in qualche decennio, avrebbero garantito una effettiva autonomia energetica al paese: farlo dipendere dalle fonti rinnovabili e spingere il popolo italiano a usare con intelligenza ed efficienza l’energia. Solo nell’ambito di questa decisione strategica ha senso discutere di rigassificatori e decidere anche quale fonte fossile sia meglio usare, nella inevitabile transizione che dovrà accompagnare il paese fino al raggiungimento del 100% rinnovabile.

Si è fatto il contrario. Solo alcune settimane fa Berlusconi e i suoi ministri economici polemizzavano duramente con l’Europa perché ci chiedeva di coprire, entro il 2020, il 17% del nostro fabbisogno energetico con fonti rinnovabili. Siamo arrivati al paradosso che pur di non installarle in Italia, cioè nel paese del sole e del vento, i nostri ministri hanno richiesto e purtroppo ottenuto che per raggiungere quel 17% di dipendenza dalle rinnovabili si potessero conteggiare anche le installazioni solari ed eoliche fatte dall’Italia nei Balcani o in Cina.

In realtà questo governo, ma in larga parte anche quello precedente, hanno sempre pensato che le fonti rinnovabili fossero solo integrative e non sostitutive di quelle non rinnovabili e soprattutto che l’unica uscita dal fossile credibile fosse solo lo sviluppo del nucleare. Insomma, per farla breve, la strategia energetica a cui si è puntato, rimane quella della dipendenza dalle fonti fossili, carbone compreso, a cui aggiungere un po’ di nucleare e di rinnovabili.

Di conseguenza l’unica scelta con cui si è cercato di sopperire alle evidenti difficoltà di approvvigionamento non è stata il perseguimento di una effettiva autonomia energetica, ma solo quella di diversificare i paesi da cui dipendere. E’ giusto cercare di approvvigionarsi da molti paesi e quindi anche costruire qualche rigassificatore, ma dire come molte volte è stato detto, che grazie a questa scelta non si correrà più il rischio di rimanere senza energia, significa mentire sapendo di mentire. Per evitare veramente situazioni come quella che si sta verificando con la crisi di questi giorni c’è una sola strada: garantire autonomia energetica al paese e quindi decidere di puntare sul sole, sul vento e sulle fonti rinnovabili oltre che risparmiare energia.




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