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L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: se ce n'è uno è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio".
Italo Calvino da: Le città invisibili (1972)

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"Animale politico" e "Uomo politico" ...

"Animale politico" e "Uomo politico" ...
Nelle società cosiddette civili l' Uomo è un "Animale Politico", anche colui che si astiene poichè, suo malgrado, contribuisce comunque, non partecipando, alla qualità della Politica.
Egli, l'Uomo, è, francamente detto, un'essere imperfetto quindi indotto a sbagliare, quando non lo fa volutamente può, prima o poi, comunque stancarsi e cedere, per i suoi umani limiti, alle occasioni che la vita gli offre.
Ciò vuol dire che l' Uomo spesso fallisce, ma questo non esclude sia suo Diritto e Dovere battersi, fino ad allora, per le idee progressiste che possono apportare piccoli o grandi miglioramenti alla Società.
Quando questo avviene egli è diventato un vero "Uomo Politico".

Giovanni Intagliata

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La libertà và sempre conquistata

AugustaVìvã lancia una proposta d'opinione sulla gestione dei Registri Tumori delle zone industriali

La gestione dei Registri Tumori è giusto che sia a carico del Ministero o di una semplice associazione culturale?
Esprimi la Tua opinione utilizzando la "proposta d'opinione" pubblicata qui a lato
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AugustaVìvã lancia una proposta d'opinione sull' "Accorpamento" del Ministero della Salute

Il Ministero della Salute viene accorpato al Ministero del Welfare. Cosa ne pensi? Esprimi la Tua opinione nella "Proposta d'opinione" qui a lato.
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Sconcertante denuncia del Prof. Giordano: "i fondi per la Ricerca sul Cancro vanno solo al Nord"

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martedì 2 febbraio 2010

Energia, saranno chiuse 4-5 raffinerie

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Unione Petrolifera, a rischio 7.500 posti di lavoro


02/02/2010



ROMA - Il calo dei consumi e delle esportazioni porterà "alla chiusura di 4 o 5 raffinerie, che sono di troppo". Lo ha rilevato il presidente dell'Unione Petrolifera, lanciando l'allarme su 7.500 posti che sono quindi a rischio: "Ogni raffineria - ha spiegato De Vita - dà lavoro, con l'indotto, a circa 1.500 posti di lavoro". Le chiusure riguarderanno dunque almeno un quarto delle 16 raffinerie presenti in Italia.
A pesare sul settore, ha proseguito De Vita presentando il Consuntivo 2009 dell'Unione petrolifera, ci sono anche le norme del 20-20-20, vale a dire il taglio delle emissioni del 20% e l'aumento dell'efficienza energetica del 20% entro il 2020: "Negli ultimi 5 anni - ha detto il presidente dell'Up - il sistema di raffinazione ha perso 15 milioni di tonnellate, da 85-90 circa: se saranno applicate le regole 20-20-20 perderemo un'altra decina di tonnellate, arrivando a poco più di 60 tonnellate". Un livello che non giustifica l'esistenza di 16 raffinerie, messe a rischio anche dal calo dell'export, che è determinato da vari fattori: la concorrenza da parte delle raffinerie del Medio Oriente, che, ha detto De Vita, "non hanno vincoli ambientali, visto che non hanno aderito al protocollo di Kyoto", o di quelle cinesi che godono di particolari sovvenzioni. Quindi, ha sostenuto il presidente dell'Unione petrolifera, "questo settore è già in crisi e bisognerà fare un piano per vedere quali situazioni sostenere e quali affrontare". De Vita ha fatto l'esempio della raffineria di Falconara, che dopo un accordo con i sindacati ha tagliato 100 posti di lavoro. Per affrontare l'emergenza, dunque, il settore chiede al governo "regole più semplici e un adeguamento delle stesse a quelle adottate negli altri Paesi", ma anche sostegno in caso di chiusura, perché, ha spiegato De Vita, ricordando che venerdì parte proprio il tavolo sulla raffinazione al Ministero dello Sviluppo, "le bonifiche hanno costi altissimi: di questo dovremo parlare".
QUADRO RAFFINAZIONE DRAMMATICO,CHIUSURE IN ITALIA
- "Il settore della raffinazione è quello che evidenzia le criticità maggiori determinate dal mutato contesto economico. La situazione di forte crisi dell'anno appena trascorso potrebbe evolversi a breve verso un quadro ben più drammatico" di quello attuale, in cui le perdite complessive per il settore downstream "superano abbondantemente il miliardo di euro". E' quanto si legge nel Consuntivo Petrolifero dell'Up per il 2009, in cui si sottolinea che "anche nel nostro Paese è prevedibile che alcune raffinerie dovranno chiudere con conseguenze sul piano sociale per nulla tranquillizzanti (Livorno e Pantano in cerca di compratori; Falconara 92 esuberi; Taranto e Gela fermate provvisorie)". E il quadro futuro non sembra migliorare: secondo uno studio di Wood McKenzie, spiega il rapporto, "i consumi di benzina in Italia passeranno dalle 12,5 milioni di tonnellate del 2008 ai 9 milioni nel 2015". Lo scenario per l'industria petrolifera in Italia può condurre a un possibile taglio delle lavorazioni di greggio nelle raffinerie di circa 20 milioni di tonnellate ed effetti negativi oltre che sul personale delle raffinerie anche su quello dell'indotto che vale da 2 a 4 volte quello diretto. Nonostante ciò, ribadisce l'Up, "il settore viene rappresentato come un settore ricco sul quale è sempre possibile attingere a piene mani per le più svariate esigenze ed al quale attribuire comportamenti speculativi e non concorrenziali. A tali voci, alimentate artificiosamente dalle Associazioni dei consumatori, spesso si uniscono rappresentanti governativi e dello stesso Ministero dello Sviluppo Economico che invece dovrebbero avere maggiore consapevolezza della effettiva situazione del settore". Per questo motivo, prosegue ancora il rapporto, "non è più tollerabile che si continui con questi attacchi che danneggiano irreversibilmente il settore e che stanno generando, soprattutto nelle aziende multinazionali ma non solo, l'orientamento a non investire nel nostro Paese e se possibile di abbandonarlo".
(www.ansa.it)




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